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Bersaglio nucleare (Edizioni Progetto Cultura). Un libro costruito con un abile meccanismo a orologeria: un timer innescato scandisce con ritmo ossessivo il passare dei giorni e il susseguirsi degli eventi sino all’epilogo. Il lettore, pagina dopo pagina, viene scaraventato con meticolosa perizia documentale in una realtà fatta di armi sempre più sofisticate, astute spie, complicati giochi d’equilibrio politico nazionale e internazionale. Una storia fantasiosa, costruita su una solida base di dati storici e tecnici - certificata dal glossario riportato in appendice - quasi a voler mostrare al lettore uno “scenario possibile”, espressione usata dagli esperti militari. Compito della società, ovvero di tutti noi, sarebbe adoperarci perché non si realizzi mai questa possibilità...
Strategia e Tattica - Analisi di un inganno articolo a cura di Giovanni Caprara per le fotografie tratte da web, esse vengono valutate di pubblico dominio (fonte wikipedia), nel caso gli autori fossero contrari alla pubblicazione, in seguito a segnalazione a info@talentonellastoria.com, verranno prontamente rimosse. facebook, twitter, e-mail, stampa, trasforma in pdf
Nel 1983, la guerra fredda
viveva pienamente la sua era. Un gioco sottile di crudeltà e
sottigliezze in un mondo misterioso ed impalpabile, governato da segreti
custoditi gelosamente nei quali la controparte cercava di entrare come
un ladro nelle tenebre. Provocazioni, infuocate dichiarazioni, accuse
reciproche e negazioni totali erano i contenuti della contesa. Nessuna
regola scritta o dichiarata, tranne una tacita intesa. Un accordo
sommerso ed inconfessabile che ognuno dei due blocchi sperava e
desiderava che non fosse mai disatteso: l’olocausto nucleare. Un
equilibrio flebile ed instabile retto solo dalla consapevolezza di
pochi. Il maggior pericolo scaturiva dalla crescente mancanza di fiducia
nel genere umano, o meglio, proprio in coloro i quali erano deputati al
mantenimento di quello status quo. Per evitare l’errore od una reazione
ingiustificata, si protese a limitare il fattore umano, relegandolo a
mero controllore di apparati tecnologici sempre più avanzati. Nel freddo
inverno sovietico di quello stesso anno, pareva che quel gioco avesse
trovato la sua soluzione, che quel flebile equilibrio si era dissolto.
La speranza era finita.
Il Sukhoi Su-15, caccia intercettore sovietico, prodotto in USSR dal 1966 aveva la caratteristica del seggiolino eiettabile che avrebbe assicurato l'espulsione del pilota a qualsiasi quota. In questo clima di profonda tensione, il Tenente Colonnello Stanislav Petrov ricevette una telefonata che lo invitava a rinunciare al suo giorno di riposo per sostituire un collega. L’Ufficiale accettò e nella notte tra il 25 ed il 26 settembre 1983, prese servizio come Ufficiale di Guardia alla centrale di allarme della Base missilistica di Serpukov-15, località segretissima a 100 km da Mosca. Quale fosse il suo stato d’animo dovrebbe essere facilmente deducibile da quanto stava accadendo fra le superpotenze contendenti e dal dover lavorare in un giorno di riposo, pertanto è semplice leggere il suo desiderio di trascorrere la notte in tranquillità. Ma proprio in quelle ore, la tacita intesa di non voler essere i primi ad attaccare venne meno. Erano le 00.15, ora locale, quando il trillio del segnale d’allarme iniziò la sua spaventevole cantilena, lasciando sprofondare tutti i presenti nel terrore. Sugli schermi era apparsa una traccia inequivocabile: un missile balistico intercontinentale era in aria. L’esame immediato del computer lo classificò come un Minuteman che era stato lanciato dalla costa ovest degli Stati Uniti e la stimata traiettoria di rientro lo portava direttamente sulla Russia. La procedura di risposta a questo inauspicabile evento era ben chiara a Petrov: dal primo contatto, l’Ufficiale di Guardia aveva a disposizione 10 minuti per valutare la gravità della minaccia, dopo di che gli correva l’obbligo di avvisare il suo superiore, il quale avrebbe poi informato il Segretario Generale del PCUS. Quest’ultimo, basandosi su quelle informazioni, non potendo disporne di altre, e con l’esigenza assoluta di salvaguardare la sua Nazione, non avrebbe potuto far altro che ordinare la ritorsione, affidandola ai missili SS-19. Meccanicamente abituato alle esercitazioni, fu questo il primo pensiero di Petrov che assommato alla sorpresa, gli costò il primo minuto. L’operatore ai sistemi, lo informò che il lancio era stato effettuato da 7 minuti e l’impatto al suolo era stimato in 40 minuti. Il Colonnello rimase calmo, forte nella prima analisi che aveva elaborato: gli Stati Uniti disponevano di un numero impressionante di testate nucleari, dunque lanciarne una sola non aveva senso. Probabilmente si trattava di una simulazione e presto il Minuteman avrebbe cambiato la rotta e si sarebbe inabissato nell’Oceano. Nutriva solamente un dubbio, solitamente infatti, questi lanci non erano diretti verso l’Unione Sovietica, però era possibile che in considerazione del picco di tensione, gli americani volessero recapitare un segnale tangibile di minaccia. Queste elucubrazioni gli fecero perdere un altro minuto. Le sue conclusioni vennero spazzate via in un solo attimo. Il sistema di allarme aveva agganciato altri due Minuteman, anche questi diretti verso la Russia. Rivalutò la situazione, era addirittura possibile che altri missili fossero in volo non rilevati in quanto nascosti dai satelliti, uno scenario strategico valutato dagli analisti, però questa teoria aveva un difetto. Infatti il numero delle segnalazioni appena riportate rimaneva troppo basso rispetto a quanti vettori si potevano celare in quel modo.
A sinistra l'ex colonnello sovietivo Stanislav Petrov che ebbe per alcuni minuti nelle sue mani il destino del mondo, a destra il lancio di un LGM-30 Minuteman, missile balistico intercontinentale in grado di montare testate nucleari.
Alle ore 00.18,
ricevette una notizia che deteneva la sua possibile variazione di
atteggiamento: ancora due ulteriori contatti. In totale cinque missili
balistici a testata nucleare multipla indipendente pronti ad abbattersi
sull’Unione Sovietica. A questo punto, a Petrov iniziò a mancare la
lucidità necessaria. Lo stress era quasi insopportabile. Decise di
cautelarsi ponendo in allarme i suoi SS-19 e ne ordinò il
pre-riscaldamento. Per avere un quadro tattico più preciso, si fece
ricapitolare la situazione, la quale non lasciava spazio ad
interpretazioni: i lanci erano confermati ed i vettori in rotta con
velocità costante. Le più fosche previsioni, le più oscure paure stavano
prendendo forma sotto i suoi occhi. La storia raccontava che il momento
cruciale dove la guerra termonucleare sembrava fosse stata più vicina,
era nella vicenda dei Missili di Cuba, ma in quel caso nessuno aveva
sparato un sol colpo. Dello stesso autore, Giovanni Caprara, puoi leggere anche... LINK CORRELATI La sezione d'archivio "Strategia & Tattica" con tutti gli articoli - link La pagina dedicata a "Bersaglio Nucleare" il romanzo di Giovanni Caprara - link L'intervista di Giovanni Caprara sul Talento nella Storia - link "Bersaglio Nucleare" sul sito BOL - link "Bersaglio Nucleare" sul sito IBS - link "Bersaglio Nucleare" sul sito LA FELTRINELLI - link
Pubblicazione articolo - 12 giugno 2012
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