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Bersaglio nucleare (Edizioni Progetto Cultura). Un libro costruito con un abile meccanismo a orologeria: un timer innescato scandisce con ritmo ossessivo il passare dei giorni e il susseguirsi degli eventi sino all’epilogo. Il lettore, pagina dopo pagina, viene scaraventato con meticolosa perizia documentale in una realtà fatta di armi sempre più sofisticate, astute spie, complicati giochi d’equilibrio politico nazionale e internazionale. Una storia fantasiosa, costruita su una solida base di dati storici e tecnici - certificata dal glossario riportato in appendice - quasi a voler mostrare al lettore uno “scenario possibile”, espressione usata dagli esperti militari. Compito della società, ovvero di tutti noi, sarebbe adoperarci perché non si realizzi mai questa possibilità...
Strategia e Tattica - Allarme Empty Quiver articolo a cura di Giovanni Caprara per le fotografie tratte da web, esse vengono valutate di pubblico dominio, nel caso gli autori fossero contrari alla pubblicazione, in seguito a segnalazione a info@talentonellastoria.com, verranno prontamente rimosse. facebook, twitter, e-mail, stampa, trasforma in pdf
Il 30 agosto 2007, un bombardiere B-52 decollò dalla base di
Minot nel Nord Dakota. Apparentemente doveva essere una normale
missione, ma quando era in procinto di iniziare la discesa verso
l’aeroporto militare di Barskdale il Lousiana, un evento ancora non
chiarito provocò una malfunzione ed il B-52 si schiantò al suolo. La
costernazione per le perdite umane, si trasformò in vero terrore quando
l’opinione pubblica venne a parte del suo carico: sei missili da
crociera AGM 129 a testata nucleare W-80-1. Benché fossero al primo
stadio di sicurezza, la stampa dell’epoca lo identificò come un disastro
scampato solo per fortuna.
Un B-52H in decollo nel 2006; di fabbricazione statunitense a partire dal 1955, il B52 è un grande bombardiere dotato di motori turbogetto che dovrebbe rimanere in servizio fino al 2040, affermandosi come una delle macchine volanti più vetuste dell'aeronautica militare.
I giornali si scatenarono
in critiche roventi, in particolare il Washington Post sottolineò
che il sistema di comando e controllo nucleare si fosse interrotto
talmente nettamente da essere la risultanza del fallimento della
politica in materia di gestione della sicurezza a tutti i livelli. Dunque, l’allarme in codice assumeva una connotazione ben superiore, pertanto un “Empty Quiver” con la classificazione “Pinnacle”, ossia una testata nucleare era stata rubata. In questo caso, il furto non avvenne, ma le circostanze lo lasciavano presagire. L’interrogativo che divenne un vero rompicapo, si basava sulla probabile rivolta di alcuni elementi in seno agli alti comandi ed alla possibile sottrazione di un missile. Quale correlazione esiteva? Escluso che volessero impossessarsene, non restava altro che enunciare il loro intento nell’evitare di far cadere in altre mani il missile non inventariato, destinatari che, peraltro, dovevano essere a loro ben conosciuti. La conferma a questa ipotesi, si mostrò quando un ex consigliere per il Medio Oriente di Dick Cheney, in una confidenza ad alcuni Consiglieri, raccontò dell’intenzione del Vice Presidente, di chiedere ad Israele la collaborazione per sferrare un attacco missilistico all’asset nucleare di Natanz in Iran. L’inevitabile ritorsione di questi ultimi, avrebbe giustificato l’intervento americano in un attacco su larga scala. Non a caso il 6 settembre, Israele compì un raid contro un sito produttore di plutonio in Siria, quella che fu chiamata “operazione orchard”. L’asset era in costruzione con la supervisione tecnica ed economica dell’Iran e della Corea del Nord.
A sinistra, missili AGM-129 vengono agganciati ad un pilone di un B-52H, a destra un AGM-129A in mostra al Museo Nazionale dell'USAF.
A tal proposito,
un'autorevole fonte come il Times, citò il “Project Checkmate”,
nel quale si ribadiscono le affermazioni dell’ex Consigliere sulla
pianificazione di un attacco congiunto Stati Uniti - Israele ai danni
dell’Iran, specificandolo come devastante e diretto ad oltre tremila
obbiettivi. La parte più interessante, è quella relativa al responsabile
di questo progetto, ossia il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, lo
stesso al quale venne assegnato l’incarico di redigere il rapporto
sull’incidente del B-52, una coincidenza alquanto ambigua. Nello stesso
progetto era compresa una sezione dedicata alla “perception management”,
tale stesura è una delle prove più evidenti dell’esistenza sul piano di
attacco congiunto. In sostanza si tratta della gestione controllata e
pilotata dei media. Infatti, negli anni successivi al disastro del
bombardiere, la stampa si è concentrata sulle posizioni delle Nazioni
coinvolte, ossia Iran, Siria e Corea del Nord che erano i
compartecipanti alla realizzazione e messa in linea del reattore
siriano. Il risultato si evinse nei tiepidi commenti di condanna della
Comunità Internazionale dopo l’attacco israeliano e gli Stati Uniti
stessi negarono di esserne a parte e di aver partecipato attivamente
alla raccolta di informazioni IMINT, imagery intelligence, dichiarazione
poi confutata da varie fonti, benché il principale capo d’accusa che
pende sugli USA sia dubbio: le informazioni raccolte per l’attuazione de
“l'operazione orchard” sono provenienti dai satelliti israeliani Ofek 7,
sicuramente meno capaci di quelli statunitensi, dunque l’Amministrazione
americana poteva non essere stata informata dallo storico alleato. Un
altro capo di accusa era rappresentato dalla data in cui Israele attaccò
l’asset siriano: era il giorno precedente a quello pianificato per la
messa in atto del “Project Checkmate”, in perfetta sintonia con la
“perception management”. Infatti, la palese azione militare sionista,
definibile come “true flag” pertanto tesa a non nascondere la
riconducibilità all’esecutore materiale, aveva lo scopo di creare un
diversivo per l’intervento statunitense in Iran, mai messo in opera
proprio a causa dell’incidente occorso al B-52. Un ulteriore dato
tracciabile a sostegno del “Project Checkmate”, fu la posizione della
Francia, che intervenne sulla questione con l’ufficialità del suo
Ministro degli Esteri, il quale lo definì come una prospettiva
inevitabile. Affermazione prontamente ritratta dopo il “crash” del
bombardiere. Dello stesso autore, Giovanni Caprara, puoi leggere anche...
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Pubblicazione articolo - 25 gennaio 2012
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