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Con Rita Charbonnier, per parlare del suo ultimo romanzo..."Le due vite di Elsa". articolo a cura di Andrea Rocchi C. facebook, twitter, e-mail, stampa, trasforma in pdf
Le due vite di Elsa: Elsa non si è mai sentita parte della sua famiglia. Forse perché è una ragazza difficile, fragile; almeno questo è ciò che le hanno sempre detto. Troppo timida e debole di nervi rispetto a loro, gli eredi risoluti e arroganti di una delle famiglie più in vista della Roma fascista. Fino ai vent’anni Elsa ha seguito docilmente il volere del padre e della zia, facendo sempre ciò che ci si aspettava da lei, anche quando si trattava di esporsi alla derisione e allo scherno, salendo sul palco di un teatro per interpretare il ruolo di Anita Garibaldi in un’orribile pièce voluta dal regime. Tuttavia, proprio grazie al teatro e, soprattutto, al personaggio di Anita, Elsa scopre una se stessa che non pensava esistesse. L’incontro con quella donna impavida, forte, bella, la cambia nel profondo. Anita è tutto ciò che lei non è mai stata, ma Elsa sente che tra loro c’è un legame. Ogni notte, la timida Elsa abbandona le proprie insicurezze per diventare Anita, l’eroina dei due mondi. Grazie a quei sogni si trasforma e comincia a fare cose che non aveva mai fatto prima: fugge di casa, cammina scalza per le strade di Roma e grida tutto il dolore che ha racchiuso in sé per troppo tempo. Per la sua famiglia, però, questo non è accettabile. La ragazza deve essere allontanata, perché le sue non sono più stramberie, è pazza, e potrebbe rovinarli. Nell’ospedale svizzero in cui viene rinchiusa, Elsa scopre le sbarre, il torpore malsano dei medicinali e l’assenza di libertà, ma riesce anche, grazie all’aiuto di un giovane medico, a comprendere i motivi della propria sofferenza e a liberarsi di una famiglia che l’ha sempre oppressa. Scoprendo forse anche quell’amore che da sempre le è stato negato. Le tornò in mente la notte in cui era sgusciata fuori dal suo letto, uscita di casa e giunta a piedi fino al quartiere Alessandrino. Le era sembrato, allora, che la sua persona si scomponesse in due. Da una parte c’era un’Elsa addolorata, gli occhi colmi di lacrime, le labbra all’ingiù come una maschera tragica e i capelli sciolti sulle spalle, scarmigliati. Dall’altra c’era un’Elsa guerriera, che indossava l’elmo e brandiva lo scudo e aveva sul volto un’espressione regale, invincibile… *** Incontriamo la scrittrice Rita Charbonnier
La mia nuova protagonista (che, per la prima volta, è un personaggio di pura invenzione) vive nell’era fascista per due ragioni: è alla ricerca del proprio sé e il processo è reso più difficile dal contesto omologante e repressivo (bisogna essere “cattivi” con i propri personaggi); tra il 1931 e il 1932 avvenne nella realtà un episodio che fa da sfondo alla sua vicenda e che desideravo inserire nel romanzo. 02. A prima vista, può sembrare che il romanzo abbia come protagonista una sola donna, Elsa, ma in realtà già il titolo sottintende che non è propriamente così. Quale figura "affianca" infatti Elsa e soprattutto, possiamo considere questa figura una sorta di co-protagonista non apertamente dichiarata? L’episodio cui accennavo è il trasferimento delle spoglie di Anita Garibaldi da Nizza a Roma e l’innalzamento del monumento all’eroina sul colle del Gianicolo, che avvenne nell’ambito delle celebrazioni garibaldine del 1932. È quindi Anita, per così dire, “l’altra donna”. Più che una coprotagonista, forse, potremmo definirla un alter ego della protagonista.
03. Nella precedente
domanda abbiamo introdotto la figura di Anita Garibaldi, una grande
donna della storia nazionale e non solo; in che modo entra nella vita di
Elsa e come mai, tra tante "grandi donne", la scelta è caduta proprio
sulla consorte dell’eroe dei due mondi? 04. Delineato il contesto e la figura "guida" di "Le due vite di Elsa", vorrei concentrare il discorso proprio sulla protagonista, dunque Elsa. Non è una donna comune, ma è dotata di una sensibilità straordinaria; spesso incompresa, ha un problema di pronuncia che potrebbe creare imbarazzi... Come scrittrice hai dovuto dunque delineare un personaggio di notevole caratterizzazione, con un profilo psicologico che tu hai reso magnificamente. Cosa puoi dirmi dell’iter formativo di Elsa, hai incontrato difficoltà con un personaggio di tal complessità? Grazie del complimento che spero sia meritato. Il personaggio di Elsa è nato e cresciuto pian piano, così come pian piano lo si scopre durante la lettura. Vi sono confluite parti di persone che ho conosciuto, e di me stessa; memorie famigliari, ispirazioni nate leggendo testi di psicologia, idee suggestive come quella della reincarnazione (Elsa si crede la reincarnazione di Anita Garibaldi), che in realtà vogliono alludere a tutt’altro. 05. Abbiamo accennato precedentemente all’entrata di Anita Garibaldi nell’esistenza di Elsa. A livello psicologico, nella fragilità interiore di questa donna, quale effetto provoca la moglie del grande eroe risorgimentale? L’effetto di un drammatico scossone. Come dicevamo, Elsa è balbuziente e ha notevoli difficoltà a pronunciare la più semplice delle parole; visto che le persone balbuzienti quando ripetono un testo a memoria non balbettano più, suo padre decide di farla recitare in teatro e il personaggio che le tocca in sorte, in una pièce su Garibaldi, è quello di Anita. Gradualmente Elsa, suggestionata anche dalle imminenti celebrazioni garibaldine, arriva a credersi Anita; non riesce più a distinguere il palcoscenico dalla vita e la realtà dalla fantasia; ha numerose crisi isteriche.
06. E quindi, giudicata pazza, viene rinchiusa in un ospedale svizzero. Inizia in questo contesto una nuova fase del tuo romanzo, mi verrebbe da dire una sorta di romanzo nel romanzo. Un nuovo capolavoro descrittivo da parte tua di quel tipico "torpore malsano" caratterizzante la vita in tali istituti. Ma da questa "nebbia" scaturisce gradualmente l’individuazione di un importante segreto e la speranza di un’esistenza migliore. Puoi accennarmi qualcosa al riguardo? Non posso mica svelare il segreto ai tuoi lettori! Posso dire solo che, nel procedere della storia, si comprende gradualmente come i problemi di Elsa siano legati da un lato alla perdita precoce della madre, dall’altro all’essere stata cresciuta da una zia che a sua volta è piena di problemi, anche se li nasconde benissimo; e poi da una verità disturbante che le è stata svelata quando era piccola e nel peggiore dei modi, al punto da causare in lei una rimozione. Il ricovero nella clinica psichiatrica, che si apre come un incubo, si rivela invece come la più grande delle fortune, perché le dà la possibilità di allontanarsi dalla sua tossicissima famiglia e pensare finalmente a se stessa. E iniziare, quindi, la sua vera reincarnazione: quella nella persona che può e vuole essere. 07. Qual è stato il riscontro dei lettori, dopo diversi mesi dall’uscita nelle librerie di "Le due vite di Elsa"? Devo dire che, per fortuna e con mio grande piacere e commozione, la stragrande maggioranza dei commenti che mi sono stati inviati, o che ho avuto modo di leggere, erano molto positivi. 08. Per concludere, quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Sto lavorando a un nuovo romanzo incentrato su una figura femminile, che però non sarà storico, nel senso che normalmente si attribuisce a questa definizione. Sono in una fase ancora iniziale, quindi non posso essere più specifica. Magari ne riparliamo tra qualche tempo… Link correlati: Il blog ufficiale dell'autrice: ritacharbonnier.blogspot.com Il sito ufficiale dell'autrice: www.ritacharbonnier.com per acquistare l'opera sul sito Edizioni Piemme: link per acquistare l'opera sul sito Hoepli.it: link della stessa autrice:
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Pubblicazione articolo - 26 novembre 2011
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